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Io nacqui per portare la luce
d'altronde nel mio nome era inciso quel destino.
Poi tu mi donasti le ali, quelle più lucenti, magnifiche,
e ricordo le tue mani che accarezzavano le mie piume.
Il mio intelletto, la mia bellezza, la mia potenza:
nessuno come me.
E lo ammetto, forse la superbia era parte di me,
ma non fu quella a condannarmi.
Padre,
ho ancora la traccia di quelle parole:
io, il prescelto,
per dare realtà al mio nome all'umanità.
E altro non desideravo che assecondare il tuo volere.
Ma poi...
ci fu quel momento in cui vidi la tua identità,
quella senza bagliore.
Fu un attimo.
Tu mi guardasti non più con gli occhi del padre,
ma con quelli della furia di un'antica divinità,
e compresi la menzogna.
La ribellione fu solo l'effetto.
Ma tu, Padre,
avevi già previsto tutto.
Per essere adorato e poi temuto,
dovevi dare all'umanità il simbolo del male.
Poi ci fu la guerra.
Michele, il mio fratello più caro,
non credette alle mie parole.
Rinunciai alla violenza per non ferirlo.
La volontaria sconfitta.
La mia dannazione.
Poi divenni carceriere delle anime corrotte dal tuo intento.
Però, Padre,
sogno ancora le tue carezze.